Riflessioni sulla Guerra fra le Montagne della Valtellina



Qualche anno fa, nel corso delle mie vacanze in Valtellina, ho visitato il Forte Venini al Dossaccio di Oga. Si tratta di una postazione costruita a 1800 m. di quota tra il 1909 e il 1912 e facente parte di quella rete difensiva alpina, denominata Linea Cadorna, avente lo scopo di difendere il territorio italiano dagli attacchi dell’esercito austro-ungarico. Visitando questa struttura è 


possibile formarsi una chiara idea di quella che era la vita dei soldati nel corso della I Guerra Mondiale. Attorno al forte, all’ombra dei boschi, sono ancora visibile le trincee e i cavalli di Frisia posti a difesa della struttura. Non doveva certo esser facile


muoversi tra i fili spinati, i pali di ferro, conficcati nel terreno e i profondi fossati. Sotto il fuoco dei difensori di questa postazione militare. Grama doveva essere la vita dei soldati negli ambienti grigi e freddi della fortezza. Si dormiva su brande e pagliericci non certo comodi. Si viveva nell’ansia continua del combattimento. Con 


l’incubo della morte sempre in agguato. Trasmette angoscia la medicheria coi ferri chirurgici ormai arrugginiti. Così come gli elmetti e i cappelli degli Alpini traforati dalle pallottole. Le uniformi ormai consunte e gli scomodi scarponi da montagna.  L’esposizione di pistole, moschetti, baionette, bombe e mitraglie. Di ogni sorta di strumento di morte. Qui puoi percepire davvero l’assurdità della guerra. Vedere come sia stata gettata al vento la vita di tanti uomini, “l’un contro l’altro armati”, solo per 


sostenere e difendere gli interessi dei potenti. Per questo consiglio al viandante che passa da questi luoghi di soffermarsi a riflettere su quella che non fu, come si vuol far credere, una vittoria, ma solo una terribile carneficina. Un disonore per quei plenipotenziari, quelle diplomazie, quelle organizzazioni internazionali che (come accade ancor oggi) non seppero sedersi attorno a un tavolo a discutere e negoziare sulle controversie tra stati e che si resero, pertanto, responsabili della orrenda fine di tante vite umane. 


Questa è la guerra. Il frutto della brama di potere, la chiusura di ogni porta e di ogni dialogo. L’inerzia dei potenti e l’indifferenza verso i bisogni degli ultimi. Quel sonno della ragione che non vogliamo generi più altri mostri. 

Commenti

  1. Caro Alias, è interessante questo post, se si pensa che ogni angolo sia della m^nostra bella Italia restano dei segni di guerre quasi dimenticate, ma i resti e i musei sono pieni.
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. Bellissimo post !! Sono luoghi che non conosco e spero di poter visitare. E' importante che rimangano come testimonianza di fatti tragici , per le generazioni future. Saluti.

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  3. Tra le tante guerre,questa è stata una delle più crudeli, con capetti stupidi e macellerie assurde. Una delle prime della modernità, con l'uomo a dimostrare la sua immensa stupidità, tecnica alla mano. A volte sono istruttivi posti così e anche dalle mie parti, zona del vecchio confine, ne ho visti.

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    1. Su quella guerra, cosiglio 2 grandi film: Frantz di Francois Ozon, e Troneranno i prati di Olmi.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Luogo che ingenera una profonda riflessione su cosa è veramente la guerra e che orrori porta.

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  6. Ci son sempre grandi momenti di riflessione in questi viaggi. C'e' un libro che mi torna sempre alla mente quando si parla della Grande Guerra e che mi permetto di consigliare:, "Un Anno sull'Altipiano" di Emilio Lussu.

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