martedì 27 febbraio 2018

I Colori di Burano




C’è una poesia che mi è tornata alla mente,
girando per le calli di Burano:


“… da Burano non lontano

Giunge un suono di campane,

che le belle popolane

chiama al desco rusticano.


Sosta l’opra della mano

Che tessea merletti vaghi;

hanno tregua fili e aghi

nel tepore meridiano.


Sulle strade che fragore

Di sonanti zoccoletti,

o Burano dei merletti,
o Burano dell’amore!”

         (Angiolo Orvieto)

lunedì 19 febbraio 2018

Le Stavkirke della Norvegia


Le Stavkirke sono le caratteristiche chiese lignee che si possono ammirare percorrendo le strade della Norvegia. Sorgono su prati verdi e si ergono verso l’azzurro del cielo coi loro tetti spioventi e le loro ardite guglie. Il loro interno e generalmente semplice anche se, talvolta, non mancano pitture e rifiniture artistiche di in certo pregio.

Costruite fra il XII e il XIII secolo ne restano, attualmente, all’incirca una trentina. All’interno del Norsk Folkemuseum di Oslo, un vero e proprio museo all’aperto nel quale è possibile ammirare più di 150 costruzioni provenienti da ogni parte della Norvegia, si trova la Chiesa di Gol.

Arricchita con dipinti e intagli, la Stavkirke Gol fu costruita ad Hallingdad nel 1200 e fu poi spostata in questo luogo e ristrutturata nel 1885. La Borgund Stavkirke di Laerdal (dedicata a Sant’Andrea) è l’unica chiesa di legno a essere rimasta immutata dall’epoca medioevale ai nostri giorni.

L’interno è semplicissimo, senza panche e decorazioni.

L’illuminazione è fornita da qualche piccola apertura nella parte alta delle pareti. L’esterno, invece, è riccamente adornato da sculture in legno di animali simili a draghi e iscrizioni runiche. Il suo campanile conserva la campana medioevale originale. Nei pressi di Vic, immersa nei prati e circondata da un piccolo cimitero si trova la chiesa di Hopperstad.


E’ l’ultima stavkirke che vi mostro e… la ricordo ancora con emozione… tra alte montagne ancora innevate e lo sfondo delle placide acque del fiordo… con quell’odore intenso di legno e pece che, dopo diversi anni, non riesco a dimenticare e che trasmette un profondo senso di antica sacralità.

lunedì 12 febbraio 2018

Il Bello della Costa Brava



Il litorale della provincia di Girona, in Catalogna, si estende per circa un centinaio di chilometri dal confine francese sino alla città di Blanes. Vien detto Costa Brava per via del suo aspetto selvaggio, pittoresco e altamente scenografico.


Si tratta di una sequenza di scogliere circondate da boschi che offrono fantastici panorami sul Mar Mediterraneo e su piccoli porti di pesca.


Tuttavia, l’avvento del turismo di massa non sempre è stato gestito con il debito rispetto per la natura e si deve constatare che, ormai, solo alcuni tratti della costa son degni dell’appellativo storico.



Per questa ragione, voglio mostrarvi solo i più bei panorami che ho potuto ammirare nel corso del mio passaggio in Catalogna e…


stendere un velo pietoso sugli abominevoli palazzoni di molte città turistiche e sulle troppe ville che hanno sottratto spazio ai boschi e alterato la natura dei luoghi. Nella speranza che si faccia di tutto per preservare quel che di bello resta e si eviti, per il futuro, l’ulteriore cementificazione di questa meravigliosa zona costiera.

martedì 6 febbraio 2018

La Sartiglia di Oristano


Non ci sono parole per esprimere il fascino de “Sa Sartiglia”, la giostra cavalleresca che, con la “Corsa alla Stella” e le spericolate “Pariglie” infiamma Oristano nei giorni di Carnevale. Molto più di un torneo, di un’esibizione folkloristica.


Un vero e proprio rito propiziatorio i cui tempi son scanditi da formule cerimoniali e regole sacrali, dal suono delle trombe e dal ritmo dei tamburi che segna solenne il passo de “Su Componidori” (il capo-corsa) mentre si dirige,


lungo via Duomo, al punto di partenza della sua spericolata discesa. Cala il silenzio sul percorso ma, improvviso, ecco lo squillo delle trombe, il rullo dei tamburi e il cavaliere che scende a rotta di collo lungo il tortuoso semipiano.


Vola il cavallo, corre sul velluto mentre supera l’ultima curva e impetuoso si avventa sul breve rettilineo che precede il bersaglio. Là, fra due alberi, quasi davanti al campanile del Duomo, è teso un nastro verde dal quale pende una stella d’argento forata nel centro. “Su Componidori”, lanciato al galoppo, tende la spada verso il bersaglio: un secco rumore di metallo e la lama trapassa la stella.


Applaude la folla e il cavaliere, alzando al cielo la spada, mostra il trofeo infilato nel ferro sino all’elsa. La gioia inonda gli spalti e, diversi altri cavalieri, sotto gli occhi della Giudicessa Eleonora, infilano la stella. Alla fine della corsa, brandendo “su stoccu”, “Su Componidori” coglie nuovamente il bersaglio: inequivocabile presagio di un copioso raccolto. Riposte le spade il capo corsa impugna “Sa Pippia e Maiu” e si lancia in una spericolata corsa disteso sul dorso del cavallo (“Sa Remada”) e, infine benedice la folla.



Ora il nobile corteo raggiunge la Piazza Eleonora e percorre la via Dritta sino alla via Mazzini  dove, subito, iniziano la loro folle corsa le spericolate pariglie dei cavalieri. Acrobatiche figure, piramidi umane lanciate al galoppo sul dorso di indomiti destrieri. Qui, tra il profumo della vernaccia e l’odore del fumo, senti in pieno il senso temerario della “balentia”, l’aspetto pagano e popolare della festa, l’ebrezza e l’abbandono di una giornata giunta ormai al tramonto.